21.11.2023

L’Osservatorio Stili di Mobilità 2023 analizza propensioni, abitudini e gap di accesso

Tempo di lettura: 2 minuti
L’Osservatorio Stili di Mobilità 2023 analizza propensioni, abitudini e gap di accesso

Presentato in questo novembre il terzo rapporto dell’Osservatorio Stili di Mobilità, realizzato da IPSOS e Legambiente con UNRAE. L’indagine è stata condotta su scala nazionale, con focus sulle città di Milano, Torino, Bologna, Napoli e Roma, nell’ambito dell’iniziativa europea Clean Cities Campaign. 
L’Osservatorio, che analizza annualmente i comportamenti e le propensioni di mobilità, in quest'edizione per la prima volta propone una lettura dell’incidenza dei divari demografici sulle opportunità di mobilità, con ricadute su scelte di lavoro, studio e salute.

Viaggi settimanali: quanto tempo e quali mezzi?

Il rapporto rileva come il 64% dei viaggi si svolga a bordo di auto e moto di proprietà, con una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, compensata dall’aumento dell’uso medio dei mezzi pubblici e dell’auto elettrica (sia privata che a noleggio), che è passato dall’11 al 13% al giorno, mentre rimangono stabili gli spostamenti a piedi, in bici o in monopattino elettrico (pari al 22% del tempo di viaggio settimanale). Inoltre, diminuiscono del 10% circa gli spostamenti nei giorni festivi, i primi ad essere sacrificati da chi risente o teme gli effetti dell’inflazione.

Mobilità privata: i trend

Circa 1 italiano su 2 desidera acquistare un’auto nuova; tra questi, il 47% preferirebbe veicoli ad alimentazioni tradizionali, mentre il 14% opterebbe per auto elettriche (quanto la media vendite in Europa) e l’11% ibride plug-in, mentre il 29% preferisce auto ibride. Per coloro che prediligono veicoli a combustione interna, le principali motivazioni sono il costo più conveniente (29%) e una maggiore autonomia (28%). Chi preferisce veicoli elettrici è motivato principalmente dalla riduzione dell’impatto ambientale (32%) e i costi di gestione inferiori (20%). Il costo d’acquisto delle vetture elettriche è sempre valutato come elevato (ed è il principale driver della ‘non scelta’), così come è molto diffusa la percezione dell’aumento del loro prezzo. Inoltre è radicata la percezione di una rete di ricarica pubblica insufficiente per sostenere la transizione, seppur sia consistente la considerazione dell’aumento dei punti sul territorio.

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